L’INFLUENZA DELL’ANTROPOSOFIA SULL’INDIVIDUO

Vorrei fare qui un tentativo di descrizione di cio’ che a mio avviso accade nella vita psichica dell’antroposofo quando questi lascia a poco a poco che l’antroposofia lo invada. Si tratta evidentemente di un caso di suggestione estrema, che si realizza molto spesso solo in parte, ma che puo’ servire da modello teorico per comprendere il fenomeno in questione:

L’invasione della vita intellettuale

Per cominciare, lo spirito del fervente discepolo dell’antroposofia é a poco a poco saturato e ingombrato da un immenso edificio intellettuale che non lascia spazio a null’altro se non a sé stesso. Ne consegue che ogni curiosità per altre cose si spegne progressivamente. Ad oggi, sono stupefatto nel constatare a qual punto gli apporti di elementi nuovi fossero un’eccezione in questo ambiente che ho frequentato per tanti anni e come li’ dentro si funzionasse con gli stessi riferimenti instancabilmente ripetuti. La maggior parte dei conferenzieri rifacevano per trent’anni la stessa conferenza!  Qualsiasi novità, quando per miracolo faceva la sua apparizione, veniva immediatamente giudicata con il metro delle referenze e dei criteri dell’antroposofia. Cosi’, l’emulo di Rudolf Steiner comprende ormai tutto quanto con l’aiuto delle categorie dell’antroposofia all’interno delle quali riesce ad inserire ogni fenomeno: “luciferico”, “arimanico”, “cristico”, “eterico”, “astrale”, “tripartito”, “micheliano”, ecc. Per ogni tema od avvenimento, egli evoca un pensiero di Steiner. Il suo linguaggio si impregna di un vocabolario nuovo, incomprensibile ai non-iniziati. La lingua tedesca diventa per lui un nuovo “sanscrito” e recita il piu’ possibile i suoi mantras una prima volta in lingua germanica, poi un’altra nella sua propria lingua. Talvolta anche, prova il bisogno di ripeterli ancora una volta in tedesco, affinché questi risuonino nella sua testa in ultima istanza nella lingua di Goethe. Una certa distanza col resto del mondo si installa definitivamente: depositario di conoscenze a carattere sacro che gli altri non condividono né comprendono, si mette a considerare questi ultimi con un certo disprezzo. Il suo Maestro avendo parlato di una quantità incommensurabile di argomenti, ha tendenza a sviluppare una mortifera volontà di onniscienza : vuole avere l’impressione di conoscere tutto, di controllare tutto attraverso il suo sapere. Si potrebbe confondere questo aspetto del suo psichismo con il desiderio d’erudizione degli umanisti, ma cio’ significherebbe non accorgersi che in lui si tratta di una forma di volontà intellettuale delirante. Il discepolo di Steiner dimentica che, in quanto essere umano, non si puo’ semplicemente conoscere tutto su tutti gli argomenti dello scibile ! Peraltro, egli non cerca che raramente a interessarsi o approfondire veramente le materie che vuole conoscere, ma si accontenta delle opinioni che Rudolf Steiner ha emesso in questo senso. Si trova cosi’ ad attraversare la vita con dei giudizi già prefabbricati che applica ad un gran numero di temi, temi che per questa ragione crede di conoscere.

Aggiungiamo che l’antroposofo sviluppa una forma di fascinazione per un certo numero di figure simboliche alle quali egli accorda una grande importanza: la lemniscata, la croce, il pentagramma, il triangolo, il cerchio, l’esagono, certe immagini utilizzate nelle parabole dei Vangeli, o nell’Apocalisse, o in altre cosmologie. Questi simboli sono per lui degli oggetti di devozione mistica assoluta.

L’invasione della vita culturale

In seguito, questa invasione della vita intellettuale si estende a quella della vita culturale. La persona inizia ad avere nessun altra attività o svago se non quelle proposte dall’antroposofia: euritmia, pittura, teatro, canto (Werbeck), ginnastica (Bothmer) o altro, devono essere marcati dal sigillo dell’ambiente antroposofico. I viaggi culturali organizzati da delle associazioni o “tours-operators” antroposofici godranno della sua preferenza, anche se i luoghi visitati siano pressoché sempre gli stessi, cosi’ come i commentari enunciati al loro riguardo. Il cinema non fa eccezione: il cineasta antroposofo Andrei Tarkowski diviene il regista esclusivo dell’adepto incondizionale dell’antroposofia, il solo di cui accetta di andare a vedere le creazioni. Stessa cosa accade per la scultura, con Joseph Beuys. I suoi riferimenti culturali positivi sono sempre gli stessi: Goethe, Schiller, Novalis, Wolfram von Eschenbach, Grimm, i Templari, il manicheismo, gli Esseni, la Bibbia, i miti greci, egizi o indiani, ecc.  I suoi riferimenti culturali negativi ugualmente: Kant, i filosofi materalisti, l’Accademia di Gondishapur, Bacone da Verulamio, Averroé, ecc. Non li ha necessariamente studiati o approfonditi, ma ripete i commenti che vengono fatti di solito su questi argomenti nell’ambiente antroposofico. Una profonda diffidenza nei riguardi di qualsiasi produzione culturale che non provenga dall’antroposofia ne deriva: tutto é considerato come sospetto, o suscettibile di provenire da potenze malefiche. Anche i giochi e i libri per bambini non fanno eccezione (leggere a questo proposito il libro di Pierre Bercut I giochi e i giocattoli, edizioni Novalis, o l’articolo di questo autore apparso nella rivista n°38 de “L’Esprit du Temps” nell’estate 2001, qualificante di “veleno per l’anima dei nostri bambini” la saga di Harry Potter).

Seguendo l’esempio delle sue nuove frequentazioni, deciderà di separarsi dalla sua televisione e non avrà in breve piu’ la minima idea degli interessi collettivi o delle mode seguite dai suoi contemporanei. Si metterà a credere che la nostra civilizzazione va inevitabilmente verso la decadenza e che la razza umana rischia di periclitare, anche fisiologicamente, senza l’antroposofia. E’ persuaso che la scienza moderna sia responsabile di questo processo, che questa sia a un punto morto, che le sue vie siano corrotte ed i suoi risultati un tessuto di errori (leggere al proposito gli scritti sull’epistemiologia di Pierre Bercut, personaggio che rappresenta decisamente bene con i suoi propositi cio’ che cerchiamo di descrivere in questo paragrafo, in particolare il suo articolo intitolato L’impasse fondamentale della scienza moderna nella rivista “L’Esprit du Temps” n°43 del 2002). La scienza moderna sarebbe l’opera di Arimane, vale a dire di Satana. Il nostro antroposofo diffida particolarmente della medicina contemporanea e preferisce ad essa le pratiche della medicina antroposofica, basate sulla « scienza spirituale » di Rudolf Steiner.

L’invasione della vita sociale

Successivamente, é la vita sociale stessa a venir progressivamente invasa : tutte le istituzioni frequentate sono antroposofiche (la sua banca, la scuola dei suoi figli, la sua casa di riposo, il suo negozio bio, il suo medico, ed anche la sua chiesa con la Comunità dei Cristiani, ecc.), mentre non avrà in breve altri amici se non delle persone appartenenti ad uno dei circoli antroposofici (leggere al proposito il mio articolo “Qui sont les anthroposophes? Les cinq cercles du milieu anthroposophique”).  Aderendo alla concezione sviluppata da Rudolf Steiner nel suo ciclo di conferenze sul karma, considera che i legami attuali con delle persone non-antroposofe non sono altro che i residui di antichi legami stabiliti in vite precedenti – legami destinati a dissolversi – mentre i legami con gli antroposofi sono i soli forieri d’avvenire. Per questa ragione egli non ha alcuno scrupolo a rompere con coloro che non condividono la sua concezione antroposofica del mondo. Le sue giornate divengono peraltro in breve sovraccariche di attività o di diverse riunioni in cui non frequenta piu’ che degli antroposofi. Riunioni alle quali ha sempre piu’ difficoltà a rifiutare di partecipare, dovendo laboriosamente giustificarsi davanti a persone che, in ogni caso, fanno finta di non comprendere i suoi argomenti, e non hanno nessuna indulgenza riguardo al suo eventuale desiderio di respirare un po’, o di prendere momentaneamente un po’ di distanza.

L’invasione della vita del corpo

Alla fine, la sfera dell’intimità corporale stessa é violata. Quanto piu’ possibile, l’antroposofo mangia dei prodotti biologici della ditta Demeter. Nel suo bagno i prodotti Weleda o Hauschka soppiantano a poco a poco tutti gli altri. Se adotta la concezione steineriana secondo la quale le toilettes frequenti ritirano all’essere umano delle forze eteriche, non farà la doccia più di una volta alla settimana, cosa che talvolta finisce per incomodare chi lo frecuenta da vicino. Per la stessa ragione, cambia i suoi vestiti con la stessa frequenza setimanale. I colori di questi ultimi sono il grigio (principalmente), il nero, il blu (a volte), il rosso, il viola, il rosa, il malva ed il porpora. Se l’adepto é una donna porta quasi esclusivamente degli abiti o delle gonne, bandendo il pantalone, giudicato inappropiato. Essa si proibisce ugualmente i capelli corti, taglio che sviluppa secondo Rudolf Steiner un’agressività maschile inadatta al suo sesso (leggere in merito l’articolo di Rudolf Steiner intitolato “Capelli corti, capelli lunghi?” apparso sulla rivista “L’Esprit du Temps” n°8 dell’inverno 1993). L’adepta non si depila mai sotto le ascelle, cosa che non la impedisce di esibire i suoi consistenti ciuffi di pelo in estate, come un’insegnante che ho ben conosciuto che disgustava i suoi allievi quando alzava le braccia per scrivere sulla lavagna. Considera l’aborto come una sorta di crimine karmico (leggere in proposito l’articolo della rivista n°36 “L’Esprit du Temps”  dell’inverno 2000 intitolato “Des enfants s’annoncent… Témoignages”. Con degli estratti dell’opera « Dialoghi con coloro che non sono nati » Verlag Urachaus 1994). La contraccezione é naturale e del tutto aleatoria : se l’adepta dell’antroposofia non adotta il metodo Ogino, allora sceglie la spirale in rame e rifiuta le più efficaci soluzioni moderne per paura di perturbare i rapporti del suo corpo con i ritmi cosmici.

Per soddisfare alle raccomandazioni del Maestro concernenti le condizioni della vita meditativa, l’adepto si sforza di divenire strettamente vegetariano. Tuttavia, questo tentativo essendo realizzato in una totale misconoscenza delle regole elementari dell’equilibrio alimentare e seguendo i dubbi consigli dei dietologi antroposofi, é talvolta condotto, a lungo andare, a mettere in pericolo la sua salute. Si cura peraltro il piu’ spesso possibile con le medicine alternative, anche in caso di malattie gravi. La proibizione della carne é inoltre accompagnata da quella dell’alcool. E non é solo dalla sua consumazione personale che bandisce questo ingrediente, ma lo rifiuta assolutamente in tutte le occasioni della vita sociale: feste, matrimoni, celebrazioni, ecc. Questo rifiuto puo’ andare cosi’ lontano che la fermentazione naturale di un’insalata di frutta é suscettibile di porgli un problema. La sua vita pratica, inoltre, é invasa da una messe di consigli e raccomandazioni, provenienti da Rudolf Steiner o dai suoi continuatori, che regolamentano ognuno dei suoi aspetti (vedere la lista di queste raccomandazioni nel mio articolo “Qui sont les anthroposophes?”). Questo puo’ riguardare il tempo massimo di infusione di una tisana al di là del quale degli spiriti arimanici (satanici) sono suscettibili di introdursi nella sua bevanda, alla maniera in cui bisogna spegnere la fiamma di una candela per non contrariare lo spirito elementare del fuoco che ad essa é legato, in occorrenza coprendola e non soffiandoci sopra. Questi consigli sono nella maggioranza dei casi trasmessi oralmente, ma se ne trova un certo numero per iscritto. Ad esempio, facendo propria la critica sviluppata da Steiner nelle ultime conferenze su “La Natura umana” secondo la quale ogni movimento corporeo ripetitivo é da proscrivere, l’antroposofo non pratica nessuno sport convenzionale e lo proibisce anche ai suoi figli, preferendo conservare « un corpo il piu’ possibile a riposo », cosi’ come il suo Maestro lo raccomanda in certe conferenze del primo tomo delle “Lezioni esoteriche”. Questo genere di raccomandazioni sono spesso applicate come degli imperativi categorici nelle istituzioni antroposofiche. Cio’ permette di comprendere ad esempio il perché lo sport venga sottostimato e ridotto al minimo nelle scuole Steiner-Waldorf (leggere al proposito il mio articolo apparso sul sito dell UNADFI), o perché si obblighino i mancini ad utilizzare la mano destra, cosi’ come Steiner lo suggerisce nei consigli che ha dato ai professori della prima scuola che ha applicato la sua pedagogia (leggere in proposito i miei commentari degli estratti dell’opera intitolata “Conseils, tomo 1, pubblicato dalla Federazione delle Scuole Steiner-Waldorf) o perché é necessario cremare certe persone e di interrarne altre dopo il loro decesso, in funzione di certi aspetti della loro personalità, o ancora che bisogna evitare di mangiare patate perché queste renderebbero materialisti…

L’invasione della vita morale

Ma quello che é soprattutto terrificante é la maniera in cui l’antroposofia perviene, finalmente in poco tempo, ad imporre surrettiziamente a questo discepolo un’altra personalità diversa dalla sua, una maschera che va a ricoprire il suo vero essere. Questa falsa personalità é incapace di messe in discussione, anche elementari. Il comportamento diviene rigido, i modi di essere non evolvono piu’. Le sofferenze sempre maggiori che ne risultano vengono accettate passivamente. Tutto quello che potrebbe venire a perturbare il funzionamento psic della persona – e farla divenire differente da quello che é – é rifiutato con disprezzo. Anche la cattiva salute non costituisce piu’ un segnale d’allerta udibile. Quando talvolta l’antroposofo prende l’iniziativa di cercare aiuto per alleviare le sue sofferenze, é condotto verso dei terapeuti e dei medici antroposofi che gli somministreranno ogni sorta di rimedi e di consigli bizzarri, e l’orienteranno in delle forme di lavoro su sé stesso in cui la percezione dei danni che l’ambiente antroposofico puo’ causare sulla sua vita verrà esclusa. Vive nell’attesa di avvenimenti di cui Rudolf Steiner ha annunciato la venuta ed a proposito dei quali non cessa di perdersi in congetture: la “culminazione micheliana”, il ritorno di Manu, la venuta del Maitreya Buddha, la futura incarnazione di Arimane, l’apparizione di quello che Steiner chiama l’occultismo “igienico, meccanico, e terapeutico”, lo scoppio di una guerra fra gli USA e la Cina, ecc. Queste profezie lo mettono in una situazione di attesa angosciata nella quale dimentica di vivere la propria vita. Sviluppa un temperamento austero, imbronciato, taciturno. L’umorismo diviene per lui un argomento grave e quasi mistico (all’immagine del soggiorno per i giovani sull’”umorismo cosmico” organizzato dalla Società Antroposofica nell’agosto 2007).  Le pieghe delle sue labbra sono quasi sempre rivolte verso il basso, mentre solleva sempre di più il mento in maniera altezzosa piegando gli occhi con un’aria circospetta. Il suo sguardo non si illumina più se non quando parla di “scienza dello spirito”. Le sue reazioni di fronte alle difficoltà e agli imprevisti dell’esistenza sono sempre meno spontanee. Non sa piu’ posizionarsi rapidamente di fronte alle situazioni della vita. Nelle scuole di pedagogia steineriana in cui ho lavorato, accadeva cosi’ che dei colleghi antroposofi discutessero durante delle ore con lo scopo di cercare la maniera appropriata di reagire, non per preoccupazione del giusto agire, ma semplicemente perché erano assolutmente sconvolti di fronte a casi che avrebbero senza dubbio potuto esser risolti in meno di cinque minuti con del semplice buon senso, o con una minima conoscenza delle realtà sociali ordinarie.

L’invasione della vita sessuale

Questa mancanza di spontaneità puo’ andare cosi’ lontano da affettare la sua vita sessuale: se l’antroposofo adotta i consigli prodigati dall’antroposofo Athys Floride nella sua opera sulla sessualità dal punto di vista dell’antroposofia (Le mystère de la sexualité et l’avenir de l’humanité pubblicato dalle Editions Novalis), si obbliga ad un dialogo con la sua partner prima e dopo l’atto. Se desidera un figlio e che ha letto cio’ che Steiner ha scritto al riguardo delle condizioni favorevoli all’incarnazione dell’anima umana, adotta certe rappresentazioni mentali e determinati stati psichici al momento stesso della concezione (Leggere al proposito il libro di Marie-Françoise Cuvillier La descente vers la Terre ou la vie avant la vie, conferenza tenuta a Parigi nel 1987 e pubblicata dalle Editions Les Trois Arches). Egli pensa percio’ in maniera antroposofica prima, durante e dopo l’atto sessuale.

L’invasione di sé

L’antroposofo sviluppa inoltre una strana tendenza a rifugiarsi in delle immagini interiori antroposofiche di fronte ad ogni situazione della sua vita personale o del mondo. Ad esempio, se incontra una difficoltà, pensa che bisogna affrontarla visualizzando interiormente una scena in cui l’Arcangelo Michele vince il drago. Se ha conoscenza di una qualsiasi crisi nella società moderna, pensa che il miglior rimedio consiste nell’opporre a questo avvenimento un’immagine presa dalla letteratura biblica, antroposofica, o dalla vita di Rudolf Steiner. Fa pensare ad una sorta di mollusco psichico che si ritira nel suo universo interiore non appena si urta al contatto di una realtà troppo dura per lui. L’antroposofo fanatico si rifugia dietro ai muri delle sue meditazioni quotidiane, spesso sempre le stesse (La Rosacroce, i sei esercizi, la Pietra di Fondazione, le letture dei mantras della Classe, la retrospettiva della giornata, il Calendario dell’Anima, le Dodici Amonie Zodiacali). Prima di ogni pasto pronunzia una benedizione, spesso di Rudolf Steiner. Questa abitudine é per lui imperativa, anche quando si trova al ristorante : se pranza con degli antroposofi, puo’ arrivare fino a recitare una preghiera o intonare un canto rituale in coro con essi , sotto gli occhi stupiti dei camerieri e degli altri convivi. La pratica continua di questi esercizi, recitazioni, preghiere e meditazioni finisce per creare un “Super-Io antroposofico” dal quale é  costantemente sorvegliato in ogni sua azione (Leggere al proposito il mio articolo “ Rapports à soi-même et rapports aux autres dans le milieu anthroposophique ») .  Il suo solo scopo é di convertire chiunque ai punti di vista di Rudolf Steiner, utilizzando i modi di seduzione e di duplicità propri all’ambiente al quale ormai appartiene.

La sua autostima di definisce in funzione della posizione gerarchica che egli occupa nel seno dei dirigenti del circolo antroposofico. Giudica rapidamente ognuno e prova in definitiva poca simpatia nei confronti del genere umano. Il suo cuore diviene freddo come la pietra, perfettamente insensibile alle sofferenze che puo’ provocare volontariamente in qualcuno dal momento in cui questa persona é considerata come un ostacolo o una minaccia per la comunità o l’istituzione antroposofica di cui fa parte. Considera peraltro quest’ultima come la sua famiglia e puo’ sciogliersi in lacrime nell’eventualità di venirne escluso. Nel caso in cui integri la Scuole di Scienza dello Spirito, questa distanza rispetto agli altri puo’ anche divenire schizofrenica, dato che ha il dovere di non rivelare certi segreti, compreso agli antroposofi ordinari. Questa necessità del segreto lo predispone a vivere nella menzogna. Se fa parte di un’istituzione derivata dell’antroposofia, la necessità di proteggerla dissimulando certe cose agli occhi del mondo esteriore e delle autorità farà di questa sua tendenza alla menzogna una veritabile seconda natura (Leggere in merito il moi articolo pubblicato sul sito dell UNADFI, o Rapports à soi-même et rapports aux autres dans les milieux anthroposophique) . Tuttavia egli la vive senza sensi di colpa, considerandosi come il servitore di una causa superiore di cui deve assicurare il trionfo per la salvezza ulteriore dell’umanità: se bisogna mentire o dissimulare oggi,  si dice, non é in fondo a causa della mancanza di apertura all’antroposofia di un mondo attuale intrinsecamente malvagio e decadente? La sua funzione di dirigente gli impone di familiarizzarsi con una sorta di doppio linguaggio destinato a rendere accetabili i concetti e le pratiche dell’antroposofia dissimulandone cosi’ la vera natura: le messe antroposofiche della Scuola di Scienza dello Spirito si chiamano delle “letture”, l’applicazione del dogma della tripartizione umana in pedagogia si chiama “educazone globale”, le preghiere antroposofiche imposte agli allievi nelle scuole Steiner-Waldorf divengono delle “parole”, ecc. Inoltre, la sua concezione della reincarnazione facendogli considerare il suo percorso terrestre come una lunga esistenza interrotta da qualche soggiorno nell aldilà, perde di vista il carattere unico della sua propria vita, la responsabilità nei confronti dei suoi atti (che pensa di aver sempre l’occasione di correggere ulteriormente), e soprattutto il sentimento morale secondo il quale il poco di tempo che passiamo  sulla terra deve consistere ad essere il piu’ possibile onesti verso sé stessi e verso gli altri.

Più grave, infine, se aderisce all’idea secondo la quale esistono dei dèmoni capaci di prendere possesso degli esseri umani (idea che Steiner sviluppa soprattutto nel suo ciclo di conferenze intitolato “Il Quinto Vangelo”), giunge ad immaginare che certe persone del suo entourage siano possedute, in particolare coloro che contestano o combattono l’antroposofia (Certi insegnanti mi hanno raccontato che, nella prima scuola Steiner-Waldorf di Stoccarda, Rudolf Steiner in persona aveva compiuto dei rituali d’esorcismo su alcuni allievi turbolenti di cui i professori si lamentavano, legandoli ad una sedia e frustando loro le gambe con dei rami). Ma se in più ha conoscenza dell’affermazione del Maestro (elargita nel ciclo di conferenze dato ai sacerdoti della Comunità dei Cristiani e che circola in segreto fra li antroposofi, Rudolf Steiner avendo espressamente raccomandato che non pervenisse alle orecchie profane), secondo la quale dei bambini nascono oggigiorno senza essere degli esseri umani veri e propri (Leggere in merito “Apocalypse et action pastorale”, edizioni E.A.R), considera che certi uomini sono umani solo in apparenza, giacché dei démoni avrebbero preso il posto del loro “Io” prima della nascita. Si puo’ di conseguenza immaginare a quali estremi pericolosi potrebbe condurlo una tale idea.

Essendo persuaso che gli esercizi di meditazione o la semplice lettura delle opere di Rudolf Steiner gli permettono di entrare in contatto con il mondo spirituale, crede talvolta di avere delle ispirazioni dalle quali si sente attraversato e che non esita a proclamare immediatamente alle persone che lo attorniano, anche quando il proposito non ha alcun rapporto con la conversazione in corso. Per esempio un anziano amico antroposofo che durante un pranzo si era improvvisamente messo a fare un discorso in merito al Cristo eterico a due invitati non- antroposofi alquanto stupiti. Giustificando a posteriori il suo bizzarro comportamento, affermo’ che se aveva potuto fare simili affermazioni, non poteva essere che perché quelle due persone avevano bisogno di ascoltarle. Cosi’, l’adepto praticante l’antroposofia si sente autorizzato a dire cio’ che desidera senza tener conto di nessun contesto dal momento in cui pensa che un’intuizione trascendente si faccia strada nel suo spirito. La chiama “fantasia morale” (Leggere al proposito la “Filosofia della Libertà”).

Un’amica che mi conosce bene e che guardava ultimamente delle fotografie della mia infanzia e della mia adolescenza mi diceva: “vedi, quando guardo quello che eri in queste foto, ti ritrovo, vedo la tua vera personalità, prima che tu divenissi un antroposofo. Quello che eri diventato nell’antroposofia non eri tu. Avevi indossato una personalità falsamente sicura di sé stessa, che faceva dei discorsi antroposofici su ogni argomento, che non aveva piu’ senso dell’umorismo, ecc.  E’ anche quello che era successo a me, anche se non ho aderito cosi’ tanto alla loro dottrina: ero diventata una personalità amareggiata, poco soaciale, acrimoniosa, mentre in fondo sono una persona che ama andare verso gli altri, viaggiare, interessarsi ad altre culture…”  Ora, il fatto che la vera personalità sia in tal modo ricoperta da una sorta di cappa di piombo non é senza conseguenze gravi. Spesso, essa non riesce a sopravvivere se non attraverso delle pulsioni. Le vere personalità seppellite degli individui si esteriorizzano durante momenti sottoforma di pulsioni istintive a carattere problematico. “Dopo dei congressi come questo, quando torno a casa, sento sempre il bisogno di sprofondarmi in abissi di sensualità!” ebbe a dirmi un alto dirigente della società. In effetti, molto spesso, é solo passando per quelle scappatoie che egli puo’ di tanto in tanto allegerirsi del peso del mostruoso edificio intellettuale che lo schiaccia e dal permanente controllo sociale che lo soffoca.

Quando ripenso, al giorno d’oggi, a certe persone che ho frequentato durante anni nella società antroposofica, non posso che constatare a che punto queste fossero cosi’ poco in un rapporto di relazione autentica con sé stesse. Soprattutto quando avevano dei posti di rappresentanza o di responsabilità! Uno sciamano o uno stregone che le osservasse pronuncerebbe senza dubbio nei loro confronti un verdetto radicale e direbbe: “Ma quelle persone in realtà sono morte! Le loro anime sono morte! I loro cuori battono nei loro petti, del sangue scorre nelle loro vene. Come noi, mangiano e dormono, pregano e parlano, ma sono morti! Da molto tempo non fanno più veramente parte del mondo dei vivi!” Si’, alla fine,  é veramente alla morte dell’anima che l’antroposofia conduce. I genitori dovrebbero riflettervi prima di affidare i loro figli a simili persone deviate.

Certo, il caso che abbiamo descritto é molto raro: ho in effetti incontrato molto pochi antroposofi che adottassero interamente questo comportamento. Ma ne anche incontrato di quelli che andavano anche al di là. Soprattutto é problematico che quest’ultimo sia, coscientemente o incoscientemente, vissuto e presentato come un modello di vita nel cerchio antroposofico. Pochi vi si conformeranno totalente, ma molti si sforzeranno di tendervi. E coloro che vorranno allontanarsene o posizionarsi contro, o lo faranno con un certo senso di colpa, o verranno percepiti come dei “nemici” dagli antroposofi del loro ambiente, che faranno tutto il loro possibile per “rimetterli sulla giusta strada”.

Il lettore interessato potrà completare utilmente la lettura di questo articolo con quello intitolato “Les pressions du milieu anthroposophique” .

L’articolo “Linfluenza dell’antroposofia sull’individuo” di Grégoire Perra é messo a disposizione secondo i termini della licence Creative Commons Attribution – Pas d’Utilisation Commerciale – Pas de Modification 3.0 non transposé. Basato su un’opera di  gregoireperra.wordpress.com.  Le autorizzazioni al di là del campo di questa licenza possono essere ottenute qui https://gregoireperra.wordpress.com/.

Grégoire Perra

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