L’ANTROPOSOFIA COME SACCHEGGIO CULTURALE

Si puo’ definire Rudolf Steiner come un saccheggiatore culturale. Piu’ esattamente, come un tombarolo. In effetti, se si osserva da vicino qual’ era il funzionamento di quest’uomo, ci si accorge che l’insieme del suo metodo consisteva non a prendere in prestito, bensi’ a saccheggiare le opere, le dottrine, i sistemi di pensiero, le cosmologie, ecc.

In effetti, dopo che ho abbandonato l’Antroposofia e che ho continuato in maniera normale il mio percorso professionale e culturale di filosofo, mi sono reso conto che la maggior parte delle idee che avevo potuto leggere in Steiner non avevano per origine il suo pensiero, ma altri autori, che il nostro si era guardato bene dal menzionare. Li aveva in qualche modo saccheggiati, senza citare le sue fonti, senza rendere loro omaggio, senza rendere a Cesare cio’ che é di Cesare, ma dando a Steiner cio’ che non appartiene a Steiner, presentando quei contenuti come il frutto del suo genio, mentre si trattava solamente di erudizione unita ad una buona memoria.

« E’ vero che Rudolf Steiner non cita mai le sue fonti ! » mi diceva recentemente una persona vicina all’antroposofia che cominciava a prenderne le distanze. “E’ un comportamento assolutamente anormale ed é segno di un grave problema!”, precisava, con ragione.

In questo senso si potrebbe citare l’opposizione fra Platonici ed Aristotelici e la loro eventuale riconciliazione spirituale, di cui Rudolf Steiner fa un tema centrale nel suo ciclo di conferenze sul karma: in realtà non fa che riprendere, ma senza dirlo, le riflessioni di Pico della Mirandola, un autore del Rinascimento italiano. O ancora, potremmo evocare il modo in cui Steiner riprende, nella sua Teosofia, l’idea delle differenti anime, presente nelle dottrine aristotelica e tomista, ma facendo come se questa concezione avesse germinato nel suo proprio spirito senza alcuna influenza esterna, mentre in realtà si tratta solamente di una ripresa degli stessi concetti ribattezzati altrimenti per appropriarsene.

Ma come mai gli antroposofi non si rendono conto di una tale superchieria?- si sarebbe in diritto di domandarsi. Come é possibile che non si accorgano che l’Antroposofia non ha mai inventato nulla, ma consiste solamente in un vasto sistema di prese a prestito culturali occultate, in un saccheggio organizzato e sistematico che rimane celato per poter perdurare?

La risposta sta nel fatto che, quando si entra nell’Antroposofia, si intengra un mondo che si chiude su sé stesso e tiene a poco a poco la cultura normale a distanza. Progressivamente, l’antroposofo, catturato dalla lettura sempre più esclusiva delle sole opere di Rudolf Steiner e dei suoi epigoni, arriva a dimenticare a poco a poco il mondo culturale normale. Per questa ragione forma con gli altri antroposofi una sorta di comunità culturale a parte, in cui l’opera di Rudolf Steiner ne costituisce l’asse centrale e ben presto unico. Non é che il resto della cultura sia completamente scomparso, ma il pensiero di Steiner vi occupa una funzione centrifuga, relegando tutto cio’ che resta a delle semplici confermazioni della dottrina antroposofica.

Cosi’, i dirigenti del circolo antroposofico possono contare su una certa mancanza di cultura degli antroposofi. Con cio’ voglio dire che i primi sanno che si rivolgono ad una comunità di individui che non ha piu’ una gran curiosità culturale, e che non si accorgeranno né andranno a verificare che le idee che vengono loro esposte non provengono molto spesso da coloro che ad essi parlano, ma provengono da autori che quelli hanno visitato per appropriarsi del contenuto delle loro opere, fino alla loro maniera di esprimersi. E’ cosi’ che il piccolo mondo degli antroposofi é costantemente alimentato da contenuti che i dirigenti dell’Antroposofia presentano agli adepti come frutti delle loro proprie ricerche spirituali e meditative, mentre in realtà sono andati a prenderli segretamente altrove.

Come esempio di questo modo di procedere, possiamo evocare la brochure che annuncia la prossima assemblea generale della Società Antroposofica in Francia, che avrà luogo alla scuola Steiner-Waldorf di Verrières le Buisson in aprile 2018 (scuola sovvenzionata dal Rettorato di Versailles). Vi si legge che avrà luogo un seminario animato da un certo Robin Schmidt, che tratterà il tema dell’ospitalità:

“L’incontro antroposofico annuale proposerà di portare uno sguardo nuovo su un’impulsione che potrebbe divenire la questione centrale della nostra epoca: l’ospitalità. A partire dal XIX secolo, lo sviluppo della tecnologia industriale e poi digitale ha reso possibile la conquista di preziose libertà individuali. Questa evoluzione arriva a creare un ambiente radicalmente nuovo per tutti noi. La relazione con i nostri luoghi e modi di vita, con il nostro corpo, con la nostra coscienza, con l’altro, con la vita stessa, se ne trova sconvolta. Oggigiorno, chi non constata che l’incontro con l’Altro assume nella maggior parte dei casi la forma di un confronto fra due libertà che si oppongono come inconciliabili? Chi é questo Altro? Il mio vicino, il mio collega, uno straniero, un pensiero diverso, un’idea nuova, un mezzo digitale, il mio proprio corpo, le mie zone d’ombra: tutto quello che viene ad alterarmi, a disturbare le mie certezze e le mie abitudini… Tuttavia, da questa difficoltà ad incontrare l’Altro puo’ nascere una nuova ospitalità: accogliere l’Altro in modo tale che, in me, egli si senta a casa sua, se oso correre il rischio di lasciarmi alterare da lui. “L’ospite diviene l’ospite dell’ospite” (Jacques Derrida). E’ una sfida che ci invita a sviluppare delle capacità nuove, ad immaginare una cultura inedita in cui la chiave di volta sarà la relazione all’Altro. La nostra disposizione verso l’ignoto e l’estraneità potrebbe allora diventare la possibilità di rivelarci a noi stessi. Durante questo nuovo incontro antroposofico, differenti tempi e spazi vi saranno proposti per alimentare le riflessioni, le domande, gli scambi, le sperimentazioni: esposti con la partecipazione di Robin Schmidt, ateliers artistici, esercizi meditativi, iniziative libere, spazio espositori, visita della scuola, ecc. Verrete accolti calorosamente nel magnifico ambiente della scuola Steiner di Verrières-le-Buisson”.

Ora, qualsiasi persona un tantino colta, qualsiasi filosofo che conosca i recenti lavori di Emmanuel Levinas, é capace di riconoscere nell’esposizione programmatica di questo seminario le idee precise del filosofo francese. Noterà anche come vi vengono scimmiottati non solo le idee di Levinas, ma anche lo stile cosi’ particolare del grande pensatore francese contemporaneo. Tuttavia, il nome di Emmanuel Levinas non appare affatto nella brochure di presentazione, anche se tutto quello che vi é espresso da parte dell’antroposofo conferenziere proviene da lui.

Se un lavoro del genere fosse stato fatto in un ambiente di filosofi francesi o di eruditi, non vi é nessun dubbio che il plagio sarebbe stato rapidamente designato come un innammissibile scandalo. Al contrario, un’assemblea di antroposofi non avrà nessuna reazione in merito.

Nel corso dei miei viaggi in America latina sono stato spesso al confronto con il fenomeno dei tombaroli, gli “huaqueros”, questi spagnoli che non esitavano a profanare le sepolture sacre delle antiche culture del continente amerindiano per procurarsi dell’oro che li avrebbe resi ricchi, sventrandole e svuotandole senza neppure avere il rispetto elementare che é dovuto ai morti. Allo stesso modo si puo’ dire che l’Antroposofia e gli antroposofi sono una sorta di ladri di tombe dei tempi moderni. Rubano cio’ che appartiene ai defunti, per darlo da mangiare ai viventi nei loro circoli, senza che quest’ultimi si accorgano dell’origine sacrilega del nutrimento che ingurgitano e che li rende malati, facendo cadere su di loro la maledizione che colpisce necessariamente i ladri di tombe e le loro famiglie.

Ora, cio’ che fa l’Antroposofia alla Cultura, essa lo fa ugualmente agli individui ed alle istituzioni: essa ruba loro cio’ che conservavano occulto al fondo di sé stessi, ruba i loro tesori e se ne appropria a suo profitto, lasciando dietro di sé delle sepolture sventrate, degli individui violati e profanati, delle istituzioni di cui tutto l’oro é stato prelevato per riempire i forzieri di questi huaqueros dei tempi nuovi.

Grégoire Perra

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Professeur de Philosophie
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Un commentaire pour L’ANTROPOSOFIA COME SACCHEGGIO CULTURALE

  1. MARC GIROUD dit :

    Oui en effet, Steiner était un « compilateur génial » plus j’avance en äge aussi et en connaissance plus je trouve les sources auxquelles il a puisé (Aristote, Thomas D’Aquin, magistère de l’église catholique,Epictète, Blawatsky etc…) Cela a permis et permet sans doute encore à rendre l’anthroposophie attractive car, en fait, c’est précisément ce qui ne vient pas d’elle qui est intéressant, mais cela fait écho chez les gens. Ce qui est pervers c’est l’effet, à savoir que l’on donne crédit à cette secte et ce crédit inclut les délires propres à elle. Les non anthroposophes peuvent ainsi se faire pièger, pensant avoir en face d’eux des personnes cultivées, personnes très douées en outre pour donner le change (pensez un mythomane expert). Eh Oui ! » Lorsque Steiner à raison » il vole la pensée d’autrui et » lorsqu’il est original » il délire. Si l’on enlève de son oeuvre et de celles de ses successeurs tout ce qu’ils ont « emprunté » c’est du Harry Potter, ou le monde de Narnia ! Amis » posophes » les seules choses valables dans l’anthroposophie ne sont pas de l’antroposophie, ne tient qu’à vous de le vérifier et tenter de vous libérer, à l’aide entre autre de ce blog salutaire, porteur de santé psychique.

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