L’ALIBI DELL’INDIVIDUALISMO ETICO NEGLI ANTROPOSOFI

L’ALIBI DELL’INDIVIDUALISMO ETICO NEGLI ANTROPOSOFI

« Individualismo etico » ! La parola é molto spesso brandita dagli antroposofi o dai pedagoghi Waldorf quando si tratta di dimostrare che il loro movimento non sarebbe settario, ma rispetterebbe al più alto livello la libertà degli individui, in special modo quella dei bambini. “Steiner ha sviluppato il concetto di individualismo etico, per dire a che punto l’Antroposofia é rispettosa della libertà di ognuno!”dichiarano costoro ad alta voce, ripetendo questa parola magica ogni volta che possono. Sul sito della Società Antroposofica, che dice tuttavia il meno possibile sulla dottrina esoterica di Steiner, si trova nondimeno un testo che presenta il suo “individualismo etico”, come se la priorità fosse quella di dare una rispettabilità filosofica a questa istituzione. Ma che cosa vi é in realtà dietro questa parola? Quale proposizione filosofica si nasconde dietro a questo slogan?

Questo, un antroposofo nella maggioranza dei casi sarà incapace di dirvelo! Tutt’al più egli potrà precisare, una volta che si sarà tolto il fiato a forza di ripetere queste due parole, che questa nozione é stata sviluppata in un’opera maggiore di Rudolf Steiner intitolata “La Filosofia della Libertà”. Ma se gli domandate di rendere conto di quest’idea, sarà molto spesso perfettamente privo di argomenti. Non é che non avrà letto a più riprese questa “Filosofia della Libertà”! Ma l’avrà fatto ogni volta senza capirvi nulla, in uno stato di venerazione che lo ha reso totalmente inadatto a percepire qualsiasi cosa al di là delle frasi del libro che ha avuto fra le mani, o che avrà abbordato nel contesto di un gruppo di studio proposto dalla Società Antroposofica. Cio’ non é solamente causato dalla scrittura confusa e dogmatica di Steiner, ma deriva ugualmente dalla maniera di leggere degli antroposofi. In effetti, per capire qualcosa di un’opera, bisogna essere capaci di prenderne le distanze, di prendere un minimo di distanza critica nei riguardi di essa, di contestualizzare le affermazioni ivi tenute mettendole attivamente in relazione con i propri riferimenti culturali anteriori, ecc. Ma siccome gli antroposofi non hanno molto spesso altri riferimenti intellettuali che le opere dello stesso Steiner – o subordinano tutto cio’ che conoscono alla sua opera – ogni distanza critica, e quindi ogni veridica comprensione, é per costoro strettamente irrealizzabile.

Cerchiamo dunque di vedere da soli cio’ che si nasconde dietro questo “individualismo etico” che serve da cauzione agli antroposofi per affermare che non sarebbero per nulla settari.

Per cominciare, notiamo su quale procedimento retorico si basa questo concetto. Il termine é in effetti destinato ad impressionare le anime deboli per il fatto che si tratta di un “ossimoro”, vale a dire che coniuga due nozoni contraddittorie: “individualismo” ed “etico”. In effetti, l’individualismo rimanda all’individuo incentrato su sé stesso, spesso in maniera egoista, mentre l’eticaevoca la relazione agli altri. Il procedimento ricorda la coniugazione di “nazionale” e “socialismo” che era stata fatta dai nazisti, unendo una nozione di ripiegamento identitario ad un’apertura internazionale, essendo il socialismo per natura internazionalista. L’Individualismo etico é una contraddizione di questo genere, un paradosso insolubile del pensiero, destinato a sedurre, ad impressionare, a persuadere. E’ una sorta di combinazione fra “anarchismo” (che mette l’individuo al centro) e “moralismo” (che enfatizza la sottomissione dell’individuo a certe norme superiori).

La bandiera nazista univa il Bianco (colore della Nazione) al Rosso (colore del Socialismo). Se un giorno dovesse esistere una bandiera antroposofica, questa sarebbe probabilmente composta dal Nero (colore dell’anarchia) e dal Porpora (colore della Religione e della Mistica).

In effetti, Rudolf Steiner era un essere strattonato fra queste due dottrine opposte, affascinato da Max Stirner soprattutto, ma appartenente allo stesso tempo alla Società Teosofica, in cui venerava H.P.Blavatsky ed i Maestri invisibili che lo avrebbero dovuto ispirare. Si potrebbe percio’ parlare per Steiner di una sorta di “anarco-religonismo”! La sua Filosofia della Libertà non é nient’altro se non un tentativo di coniugare questi due principi contraddittori, cioé l’anarchismo, che é per sua natura ateo e ribelle ad ogni forma di sottomissione (“Né Dio némaestri”) e la religione, che é una venerazione per delle potenze superiori vissuta nel seno di una comunità.

Se vi si riflette bene, si arriva alla conclusione che questa associazione di concetti steineriana non poteva che produrre una deriva settaria. In effetti, il suo legame con l’anarchismo lo metteva in una posizione di rottura rispetto alla società. E’ cosi che si ritrova, in tutta la sua vita ed in tutta la sua opera, questo spirito di ribellione nei confronti delle istituzioni. Ma nello stesso tempo, la sua adesione al fenomeno religioso gli ha dato il desiderio di costituire una comunità religiosa, quella degli antroposofi. L’associazione di questo sentimento di ribellione verso le istituzioni e di questa volontà di dare nascita ad una comunità non poteva percio’ che generare una “comunità ribelle”, cioé una deriva settaria. La setta era percio’ in germe fin dall’inizio del percorso intellettuale di Rudolf Steiner, proprio in ragione della sua volontà di conciliare l’inconciliabile, di incollare a tutti i costi insieme quelle due parti del suo proprio essere, profondamente scisso.

Ma osserviamo come la sua Filosofia della Libertà tenta di giustificare una tale combinazione impossibile. Quest’opera di gioventu’ parte dal concetto maggiore dell’Illuminismo, vale a dire la coscienza di sé, che permette di definire l’individuo come “Soggetto”, cioé come essere per essenza libero ed autonomo nel suo pensiero. Ma in seguito, Steiner si sforza di mostrare che l’individuo pensante si apre, con il pensiero, alla dimensione spirituale e morale dell’universo. Pensare diviene allora, per Steiner, non un’attività di riflessione personale, ma un atto con il quale l’uomo riceve delle sipirazioni e delle indtuizioni provenienti direttmente dallo spirito universale. Quando facevo la mia formazione all’Istituto Rudolf Steiner, mi ricordo che i nostri insegnanti insistevano molto affinché considerassimo l’atto stesso del pensare come una forma di ricettività, come se il nostro spirito dovesse divenire una sorta di antenna suscettibile di captare le idee provenienti da un mondo superiore. “Quando pensate, aspirate all’interno del vostro cervello una goccia dell’Oceano del Pensiero!” ci dicevano con enfasi. E’ questo, l’Individualismo etico! Una maniera di fare di sorta che il pensiero, che deve normalmente essere attivo, volontario, dinamico, autonomo, prenda una forma eminentemente passiva, impersonale e sottomessa. In questo modo, affermano gli antroposofi, l’uomo sarebbe nello stesso tempo un essere incentrato su sé stesso, un individuo, e allo stesso tempo un essere aperto ad una dimensione superiore, cosmica, spirituale, divina, morale, ecc. L’Individualismo etico si presenta cosi’ come la dottrina secondo la quale l’individuo pensante si sottomette liberamente ad una dimensione superiore e divina comune a tutti, permettendo cosi’ dei rapporti etici con gli altri. In realtà si tratta soprattutto di una maniera di rendere il pensiero degli individui completamente amorfo!

Il punto di congiunzione attraverso il quale Steiner associa cosi’ la persona umana ed il divino é l’”Io”. Per lui, l’”Io” é una sorta di interfaccia, di punto di contatto che permette l’incontro di queste due dimensioni contraddittorie dell’esistenza. Ma é esattamente su questo punto preciso che la filosofia di Rudolf Steiner naviga in piena confusione e sfiora il delirio. Infatti il suo concetto di “Io”, che egli vorrebbe ricollegare in apparenza a questa “coscienza di sé” che aveva definito l’Illuminismo, é in realtà un curioso miscuglio fra quest’ultima ed il “Sé” della religione induista, che é una divinità assoluta. Non é che al prezzo di un travestimento totale del concetto di “Soggetto” che Steiner perviene percio’ ad elaborare il suo “Individualismo etico”, mescolando in maniera confusa ed intellettulmente disonesta il “Sé” delle Upanishads (i testi sacri della religione induista) e l’”Io” della filosofia di Kant o di Fichte. Steiner ha dunque indebitamente associato il concetto di “Io”, ereditato dalla filosofia illuminista, concetto che designa la coscienza di sé, ed il concetto mistico del “”, ereditato dall’induismo, che gli era stato trasmesso attraverso gli scritti della Blavatsky. Ora, questi due concetti non hanno nessuna relazione fra loro! O, se esiste un legame fra i due, Steiner é molto lontano dall’esporlo chiaramente, ben al contrario.

Cosi’, l’Individualismo etico, che gli antroposofi ed i pedagoghi Waldorf brandiscono fieramente per proclamare alto e forte che la loro dottrina sarebbe rispettosa della libertà umana, é in realtà un tentativo di coniugazione confusa di Religione e Filosofia, di Illuminismo ed Induismo, di Anarchismo e di Mistica. Questa strana mistura di un “pensiero libero” con un “misticismo religioso” é stata possibile solamente perché Steiner era lui stesso, nella sua gioventu’, una persona profondamente confusa, contraddittoria, scissa, che conduceva anche una sorta di doppia vita. In una delle sue vite corrispondeva con dei rivoluzionari marxisti come Karl Liebknecht o Rosa Luxembourg, leggeva con passione gli scritti di Max Stirner, insegnava all’Università Popolare di Berlino, ecc. E nell’altra, si recava in segreto (dal 1885!) alle riunioni della Società Teosofica, dove recitava delle preghiere mantriche e pronunziava degli “Om” collettivi, venerando H.P.Blavatsky, ecc. Nulla di strano percio’ che una tale personalità abbia finito per creare un movimento settario!

Grégoire Perra

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Professeur de Philosophie
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